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"Vedi i rami?"
quattro versi buttati a giro
con la pretesa di pulire
la parola illaidita;
un dolce pelago
nella cui viscosità indugiare,
affabulazioni in assenza di gravità
che dal celeste o presunto ego
diffrangono l’implosione
del nostro “al di qua”
ed invitano a percorrere
le rotte caleidoscopiche
del semplice riosservare il mondo
con sguardo ed interessi bambini;
bla, bla, bla… che sia questo
il contributo gnoseologico più
alto che il linguaggio possa dare?
decidilo tu
di cos’è fatto il canto,
la poesia che suona
il rito di un leggiadro precipizio,
lo srotolar di perle nell’afflato
quando da qui si può solo salire
perché sei tu, puoi essere tu,
lettura d’accorta levità,
a decidere la fiamma,
l’ordine metrico
e l’imprevisto ascolto
vedi i rami?
dispiumano parole